Itinerari

Il nostro viaggio inizia qui. Scopri i nostri itinerari nel Golfo dei Poeti e unisciti a noi per immergerti in un'esperienza che non scorderai.

Straordinario

Il nostro itinerario più completo si svolge in 7 ore di navigazione alla scoperta dei borghi più affascinanti del Golfo dei Poeti e dei siti UNESCO World Heritage la cui concentrazione rende questo viaggio fuori dall'ordinario

L'itinerario si svolge tra i siti numerati da 1 a 13 della mappa e a seconda della tipologia di esperienza scelta (4 ore per la mezza giornata o 7 ore per il tour della giornata) potremo raggiungerli tutti o semplicemente decidere di passare più tempo dove preferisci tu.

Partiremo da Fezzano, dove un comodo e facile parcheggio è disponibile all'interno dell'ex campo sportivo o presso il Silos del Fezzano Parking davanti alla rotatoria sulla Via Provinciale.

Descrizione e cenni storici dei siti numerati dell'itinerario

1. Fezzano

Il nostro punto di partenza è un borgo nel lato occidentale del Golfo della Spezia ed è una delle tredici borgate marinare che ogni anno si sfidano partecipando al Palio del Golfo.

Fundus Alphidianus in epoca romana, il borgo fu poi chiamato Mezzano sino al IX secolo sotto i marchesi Malaspina e fu donato al monastero di San Venerio da Guidone figlio del fu marchese Alberto il 6 gennaio 1052. Nel tempo il borgo è cresciuto e ha acquisito importanza, tanto da poi diventare Comune autonomo sotto l'Impero francese nel 1805.

La centrale Chiesa di San Giovanni Battista, costruita nel 1740, custodisce un organo del XVIII secolo realizzato da Luigi Ciurlo, il famoso costruttore di organi genovese, ma è importante ricordare che Fezzano ha dato i natali a Simonetta Cattaneo Vespucci la cui bellezza è stata celebrata dal Botticelli che l'ha ritratta nella Nascita di Venere nel 1482. Non solo la bellezza di Simonetta è stata immortalata nella Venere del Botticelli, ma anche il tratto di costa che fa da sfondo al quadro, e da cui Venere nasce, riproduce la bellezza del litorale del Golfo della Spezia dove è situato Fezzano. 

2. Lerici

Lerici, situato sulla sponda orientale del Golfo della Spezia, fu probabilmente insediato intorno al VII secolo a.C. in epoca etrusca e nel tempo la sua posizione ne fece un porto naturale prima dei Liguri e poi di Roma. Ma fu con la Repubblica di Genova (una delle 4 Repubbliche Marinare che dall'Italia hanno caratterizzato la storia del Mediterraneo, e non solo, tra l'anno 1099 e il 1797) che Lerici assunse importanza strategica (la fortezza medievale risalente al XIII secolo ospita mostre e offre una vista mozzafiato sul golfo), perchè da questo borgo la Repubblica Marinara di Pisa cercò di conquistare Portovenere senza riuscirci e perdendo successivamente il generale confronto con Genova. Ma, alla fine del XVIII secolo, con la caduta della Repubblica di Genova, Lerici diviene dominio francese fino alla caduta di Napoleone, per poi passare al Regno di Sardegna e quindi al Regno d'Italia nel 1861. 

Anche Dante Alighieri sembra sia passato da Lerici in forza della potente citazione del Canto III del Purgatorio, vv. 49-51, ma è il passaggio a Lerici (e Portovenere) di alcuni letterati del romanticismo inglese che definiscono il Golfo della Spezia come Golfo dei Poeti; Percy Bysshe Shelley, Mary Godwin Wollstonecraft Shelley (l'autrice di Frankenstein) e George Gordon Byron, per citarne i principali.

3. Tellaro

Tellaro, frazione più orientale di Lerici, è un piccolo borgo marinaro arroccato su una scogliera ed è recensito come uno dei borghi più belli d'Italia.  La storia di Tellaro è legata a quella di Lerici, da quando nel VII sec. a.C. il Golfo della Spezia era frequentato dagli etruschi, poi romani per arrivare in vari passaggi al dominio francese dopo il periodo delle Repubbliche marinare. In questa zona le incursioni dei Saraceni erano comuni ed avevano portato alla distruzione di un piccolo centro, Barbazzano, i cui sopravvissuti si rifugiarono a Tellaro che era comunque esposto alle incursioni dei predoni turchi. 

Il 19 luglio 1660, in una notte senza luna, Gallo d’Arenzano giunse con la sua flotta e tentò uno sbarco in cerca di bottino. Nella postazione di vedetta sul campanile della chiesa di San Giorgio quella notte era di guardia Marco Arzellino che, temendo di addormentarsi, si era legato alla fune della campana. Il caso volle che si addormentasse davvero e cadendo facesse suonare la campana proprio mentre i pirati sbarcavano e che quindi vennero messi in fuga dai cittadini accorsi in armi. Secondo la leggenda invece a chiamare gli abitanti di Tellaro alla difesa del borgo fu un gigantesco polpo che si aggrappò alle funi delle campane fuoriuscite per il vento.
Fuori dalla chiesa di San Giorgio, su una targa si legge: “Saraceni mare nostrum infestantes sunt noctu profligati quod polipus aes cirris suis sacrum pulsabat”.

4. Spiaggia del Groppolo

Il seno del Groppolo o spiaggia del Groppolo è la piccola spiaggia che fa parte degli spiaggioni di Tellaro; una serie di calette nascoste e non facilmente raggiungibili, solo via mare o lungo sentieri poco segnalati e scoscesi, che si trovano nella parte orientale della costa del Golfo della Spezia.

La spiaggia è lunga circa 50 metri, è di sabbia scura, senza ombra, chiusa a est da Punta Groppolo, un grosso scoglio che si incunea nel mare. Oltre lo sperone roccioso, il piccolo seno continua, occupato però dal movimento franoso.

5. Isola del Tino

L’isola del Tino, estremità occidentale del Golfo della Spezia, dal 1997, insieme a Portovenere e alle altre isole Palmaria e Tinetto, è stata inserita tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Un perimetro di circa due chilometri racchiude i 127.000 mq dell'isola del Tino, lussureggiante per il bosco misto di pini e lecci che nei secoli ha soppiantato le precedenti colture a olivo e vite, risalenti all'epoca degli insediamenti dei monaci benedettini. Un'impervia ed elevata falesia cinge l'isola da occidente rendendola inaccessibile e, al tempo stesso, strategica. Punta estrema della Liguria di levante, faro naturale proteso verso il Mediterraneo.

San Venerio, nato nell'isola della Palmaria e patrono del Golfo della Spezia, si ritira in eremitaggio sull'isola sino alla sua morte, avvenuta nel 630. Narra la leggenda che accendesse dei fuochi per indicare la rotta ai naviganti. Per questo motivo è patrono dei fanalisti e il suo esempio continua ancora oggi, come testimonia il faro che si erge sulla sommità della scogliera. Sulla sua tomba viene costruito dapprima un piccolo santuario nel VII secolo e poi dai monaci benedettini viene fondato il Monastero di San Venerio e Santa Maria del Tino i cui ruderi sono tuttora visibili sulla costa settentrionale dell'isola.

A causa forse del suo isolamento nell'isola del Tino prima del 1920 non erano presenti installazioni difensive (né durante il dominio genovese né durante quello napoleonico venne presa in considerazione questa possibilità anche se Napoleone Bonaparte lo ritenesse utile) e solo dalla seconda metà del XIX secolo l'isola è interessata dalle ingenti opere di fortificazione del Golfo della Spezia. Ancora oggi l'isola è di proprietà della Marina Militare e l'approdo è vietato tranne che nel giorno del 13 settembre (e solitamente la domenica successiva) quando viene celebrata la ricorrenza di San Venerio.

6. Isola Palmaria

6. Isola Palmaria

L'isola Palmària, con la sua area di 1,89 km quadrati è la più grande isola della regione Liguria.

Posta di fronte al borgo di Portovenere, da cui è separata da uno stretto braccio di mare detto Le bocche, è parte dell'arcipelago costituito anche dalle isole del Tino e del Tinetto. Dal 1997 l'isola Palmaria, insieme alle altre isole del Tino e del Tinetto e a Portovenere, è stata inserita tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

L'isola ha una forma triangolare: i lati che si affacciano verso Portovenere e il golfo della Spezia sono quelli più antropizzati e digradano dolcemente sino al livello del mare, ricoperti dalla tipica vegetazione mediterranea.
Il lato dell'isola rivolto ad ovest, verso il mare aperto, è caratterizzato invece da alte falesie a picco sull'acqua, nelle quali si aprono molteplici grotte fra cui la Grotta dei Colombi, rivelatasi molto importante per lo studio dei primi insediamenti umani nel Golfo, in quanto al suo interno sono state ritrovate ossa fossili di animali pleistocenici, quali il camoscio e il gufo delle nevi, ma soprattutto resti di sepolture, che attestano la presenza dell'uomo almeno cinquemila anni fa.

L'isola, ricca di vigneti e di uliveti, durante il periodo delle guerre tra Genovesi e Pisani subì ripetute devastazioni. In particolare nel 1282 ingenti forze pisane distrussero il borgo e la chiesa; degli edifici distrutti il tempo ha cancellato ogni memoria.

Sull'isola sono presenti, inoltre, molte costruzioni di carattere militare di grande interesse storico fra cui, presso punta Scuola, la torre corazzata Umberto I che aveva in dotazione due cannoni da 400 mm, ossia con il maggior calibro per l'epoca, per la difesa del golfo.

Degna di nota, nella parte meridionale dell'isola denominata Pozzale, la cava oggi abbandonata e utilizzata un tempo per l'estrazione del pregiato marmo nero a striature dorate detto portoro. Sono ancora presenti i resti delle gru e dei paranchi utilizzati per la movimentazione dei blocchi di marmo, nonché i muri delle abitazioni dei minatori.

7. Grotta Byron

Tra i luoghi naturali del territorio di Portovenere è celebre la grotte marina di Byron (cala dell'Arpaia).

Appena superato il canale di Porto Venere, in direzione Riomaggiore, si trova uno specchio di mare protetto dallo sperone di roccia su cui svetta la chiesa di S.Pietro da un lato, e le antiche mura della guarnigione dall’altro; la cavità marina ha una profondità minima di cinque metri e una massima di venti lungo il fianco.

Prende il suo nome dal poeta inglese George Gordon Byron che in questo luogo traeva ispirazione e meditazione per le sue opere letterarie e perché pare vi approdasse dopo la traversata a nuoto del Golfo della Spezia, da Lerici sino, appunto, a Porto Venere.

 

8. Le Rosse

Con il termine Le Rosse si identificano le spettacolari falesie situate nel tratto di costa tra Portovenere e Riomaggiore, precisamente in località Albana.
Le scogliere devono il loro colore rosso intenso alla forte presenza di ossido di ferro nella roccia ammonitica e fanno parte del sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO che include Porto Venere, le isole Palmaria, Tino e Tinetto e le Cinque Terre.
Sono raggiungibili prevalentemente via mare, mentre l'accesso via terra è estremamente raro dato che avviene tramite sentieri molto ripidi ed estremamente impegnativi che partono dal borgo di Campiglia e non consigliati a meno di essere molto preparati per i percorsi più complicati.
La zona è rinomata per lo snorkeling, soprattutto intorno allo scoglio Galera, e la subacquea grazie alle acque cristalline che contrastano con il colore delle rocce.
A breve distanza, verso Portovenere, si trovano anche le scogliere denominate "Le Nere", caratterizzate da formazioni di ardesia e calcare scuro che creano un suggestivo contrasto cromatico lungo la costa.

9. Spiaggia del Persico

La spiaggia del Persico, situata in zona Tramonti, è una caletta selvaggia di sassi, lunga circa 200m, nota per l'acqua cristallina, i fondali profondi e l'ambiente incontaminato, racchiusa tra scogliere imponenti come Le Rosse e la spiaggia del Navone che è il prolungamento della spiaggia del Persico, lungo il litorale semi interrotto da una frana in mare, prolungamento che giunge fino allo scalo di Schiara. Se non si arriva via mare l'accesso è impegnativo, richiedendo circa 40 minuti a piedi in discesa da Campiglia, con la risalita che dura da 1 ora e mezza a 2 ore su un sentiero senza ombra o ripari con pendenze molto elevate.
È una spiaggia ideale per chi cerca tranquillità e snorkeling, ma richiede scarpe adatte e buona preparazione fisica se non si arriva in barca.

10. Scoglio Ferale

Lo scoglio Ferale  è uno scoglio di arenaria a forma piramidale che emerge per un'altezza di 30 metri e ha un perimetro di circa 100 metri, al largo della costa tra Portovenere e Riomaggiore.

Lo scoglio viene definito anche Rocca Gagliarda, perché è posto in una posizione riparata rispetto alle correnti di Libeccio. Questo nome però sembra collegarsi anche ad un’antica leggenda: la contessa Gagliarda, innamorata del giovane Leandro, nel tragitto tra La Spezia e Tramonti che l'avrebbe portata a lui, cadde dalla barca e affogò in mare proprio davanti allo Scoglio Ferale. Nelle notti di luna piena si dice si avvisti ancora la sagoma della barca che solca le acque.

Lo scoglio è noto e riportato dalle carte da centinaia di anni, anche in virtù della sua pericolosità per i pescatori in caso di mare burrascoso. Nella seconda metà del 1700, il cartografo Matteo Vinzoni lo riportò nella sua mappa sulle cinque terre, disegnandovi sulla sommità anche la croce, che pertanto era già allora presente.

Sin dall’antichità si diceva che questa zona fosse molto pericolosa proprio a causa delle condizioni del mare in tempesta che fece schiantare molte navi in difficoltà. La leggenda narra anche di fuochi accesi sulla cima come fari per attirare le navi che, una volta incastrate tra gli scogli, erano alla mercè dei briganti.

Il 28 maggio 1885, il tenente di vascello della Regia Marina Luigi Garavoglia, impegnato in alcune misurazioni geodetiche, precipitò dalla sommità, riportando ferite fatali. La morte suscitò commozione, fu riportata anche dai quotidiani dell'epoca, ed in ricordo del militare morto in servizio, i suoi compagni installarono sulla cima dello scoglio una croce di marmo bianco che il 13 giugno 1982 venne distrutta da una tempesta, ma nel 1985 la Marina Militare restaurò la memoria dell'ufficiale con una nuova croce.

Nell'area dello scoglio si effettuano immersioni, vista la particolare ricchezza della fauna e flora marina e le acque cristalline.

Immergendosi si possono notare insenature che arrivano sino alla sabbia accompagnate da ciuffi di posidonia oceanica, una pianta acquatica molto presente in questa zona. Avventurandosi alla scoperta del fondo le sfumature di colore saranno protagoniste: dai massi tinti dell’arancione delle spugne che li ricoprono, alla Leptogorgia che si presenta variopinta.

11. Monesteroli

A metà strada tra Riomaggiore e Portovenere, sorge Monesteroli, un piccolo gruppo di case di pietra a picco sulla scogliera. La sua posizione e l’aria antica che vi si respira lo rendono un piccolo angolo di paradiso incontaminato tra il blu del mare e il verde della macchia mediterranea. Inaccessible via terra, se non attraverso un sentiero nel bosco e una lunga scalinata detta la scalinata Grande: più di 1200 scalini di arenaria costruiti secoli fa dai contadini delle Cinque Terre e oggi considerati “monumento alla fatica dell’uomo” che, passando tra boschi e vigneti, tutti in pietra, senza ringhiera, si aprono in una discesa mozzafiato dalla roccia del borgo al filo del mare.

Se si raggiunge Monesteroli via mare, si arriva ad una grotta dove sgorga una sorgente d'acqua potabile che genera 45 litri al minuto. Acqua dolce e freddissima che confluisce in mare creando un contrasto cromatico sorprendente, perchè la differenza di temperatura dell'acqua di sorgente intorpidisce il mare cristallino, ma contrasta la calura dei bagnanti che entrano nel tunnel della sorgente con curiosità e senso di avventura.

12. Punta Pineda

Questa costa non finisce mai di stupire e dopo le spiagge inaccessibili e segrete e gli angoli di paradiso troviamo i bozi di Punta Pineda, cioè pozze,  delle piscine naturali di acqua di mare, un vero e proprio gioiello della costa spezzina. 

Isolate, difficili da raggiungere, la caratteristica delle piscine di Punta Pineda è che le rocce creano una barriera naturale dietro cui si trovano vere e proprie vasche naturali, dove l’acqua di mare entra creando un suggestivo effetto piscina (in passato usati per ricavare sale dall’acqua marina). Queste pozze verdi nella roccia si trovano sotto il Borgo dei Campi, nell'area protetta delle Cinque Terre (Riomaggiore), e sono raggiungibili con un sentiero impegnativo, ripido e scoperto in molti passaggi; la parte terminale del sentiero diventa ripida scalinata che costeggia il limite di una frana e incontra le cantine di Pineda per poi proseguire con difficoltà verso il mare. 

Raggiungerle dal mare è per pochi. 

13. Portovenere

Portovenere sorge all'estremità meridionale di un promontorio, il quale, distaccandosi dalla frastagliata linea di costa della riviera ligure di levante, va a formare la sponda occidentale del golfo della Spezia. Alla fine di questa penisola si trovano tre piccole isole: la Palmaria, il Tino e il Tinetto; solo l'isola Palmaria, che sorge proprio di fronte al borgo di Portovenere al di là di uno stretto braccio di mare, è in piccola parte abitata.

Nel 1997 Portovenere, insieme con le isole Palmaria, Tino e Tinetto è stato inserito tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Il nome latino del borgo (Veneris Portus) deriva dal tempio dedicato alla dea Venere Ericina, che sorgeva sul luogo stesso sul quale oggi è la chiesa di San Pietro. La dedica a Venere era probabilmente legata al fatto che, secondo il mito, la dea era nata dalla spuma del mare, abbondante proprio sotto quel promontorio.

Da semplice borgo di pescatori, alla metà del VI secolo Portovenere divenne base navale della flotta bizantina. Più tardi costituirà uno dei capisaldi marittimi della resistenza alla conquista longobarda.

Verosimilmente nel 1139 Portovenere diventa parte della Repubblica di Genova che intendeva farne un proprio caposaldo fortificato nell'estremo levante ligure. Sono del 1161 le mura guelfe che racchiudono entrambi i borghi, il vecchio e il nuovo, le tre torri, la porta di accesso originale. Portovenere diventò così per Genova approdo fortificato e colonia di cittadini genovesi nel levante ligure con il duplice compito di essere base della guerra di corsa contro le navi pisane. Agli inizi del XVII secolo, per il costante pericolo dei predoni turchi e anche per le nuove tensioni con il governo spagnolo, il Senato genovese dispone nuove difese nel territorio di Portovenere: la batteria di San Francesco ed il forte di Sant'Ambrogio e, nei pressi della Palmaria, la fortezza di Torre Scola eretta nel 1606.

Alla caduta della Repubblica di Genova, Portovenere fece parte della nuova Repubblica Ligure per poi essere annesso, con la Liguria, all'Impero francese, dal 13 giugno 1805 al 1814; è in questo periodo storico che, nel 1812, venne realizzata nel golfo la strada litoranea denominata Strada napoleonica per volere di Bonaparte (oggi strada provinciale 530) che collega il borgo marinaro alla Spezia attraversando i paesi di Fezzano e Le Grazie.

Apprezzata località di villeggiatura e meta di artisti e letterati di fine Ottocento e inizio Novecento, tra i suoi visitatori più celebri vi fu Lord Byron che da il suo nome ad una grotta in cala dell'Arpaia (situata presso lo sperone di roccia sottostante la chiesa di San Pietro) per l'ispirazione e meditazione che in questo luogo traeva per le sue opere letterarie. Sembra poi che Lord Byron arrivasse in questo posto nuotando da Lerici e, anche se probabilmente questo non è mai avvenuto.

Importante poi menzionare la chiesa di San Lorenzo, situata in posizione dominante il centro storico dove è conservato il dipinto della Madonna Bianca legato ad un evento miracoloso avvenuto nel 1399 che viene festeggiata solennemente ogni 17 agosto, ed è patrona della comunità di Portovenere. 

Tra il 16 e il 17 agosto del 1399. Un certo Lucciardo, nel mentre incombeva una delle tante pestilenze, stava pregando davanti ad altra immagine sacra quando notò d’un tratto quella antica, ormai annerita dal tempo, riprendere pian piano colore. L’uomo corse subito a chiamare i compaesani, i quali accorsero in massa; arrivarono anche i parroci di San Lorenzo e di San Pietro e pure il notaio Giovanni di Michele di Vernazza, il quale registrò su carta la cronaca di quell’avvenimento straordinario: dapprima l’immagine si ricolorò in modo sempre più nitido, definendo distintamente le figure di Maria, del Bambino e di due santi (Cristoforo e Antonio Abate); poi le mani della Madonna si giunsero in preghiera mentre nelle mani di Gesù apparve un foglio recante un invito alla conversione: «”Madre mia, ciò che te piace me contenta, purch’el peccatore del mal far se penta”». Il notaio, tra tutti gli intervenuti, annotò ben sessanta testimoni che, con lui, avevano assistito alla lunga evoluzione del prodigio!

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